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La casa del futuro abita in Trentino: ecologica, in legno e a impatto zero

da Monitor di VeneziePost | 28 febbraio 2016

di A. G. – Dal primo albergo “passivo” di Torbole, alle start up incubate a Rovereto all’interno Progetto Manifattura. Qui nasce la formula trentina per superare la crisi dell’edilizia: costruire utilizzando materie prime a km zero, legno ed energia idroelettrica. Dal Green Building Council ad Habitech fino ad Arca il Trentino è oggi – grazie a Trentino Sviluppo – un grande distretto dell’abitare sostenibile un grande distretto dell’abitare sostenibile

L’abitare del futuro è già realtà all’ombra delle Dolomiti. Nel 2013 sul Garda trentino è stato edificato il primo albergo “passivo” d’Italia. È l’Ecohotel Bonapace di Torbole, il primo ad ottenere contemporaneamente le tre certificazioni Passivhaus Institut, CasaClima-ClimaHotel ed ARCA Platinum. Per riscaldarlo d’inverno e rinfrescarlo d’estate si spende meno di un euro a metro quadro. Pannelli solari, scambio geotermico con l’acqua di falda e impianto fotovoltaico lo rendono del tutto autonomo dal punto di vista energetico. L’hotel comprende venti stanze ed è costruito in legno, con pannelli X-Lam, con certificazione di gestione sostenibile delle foreste PEFC e deve il suo primato energetico a particolari pacchetti isolanti, realizzati con materiali di riciclo, a vetri tripli basso emissivi con un ottimale sfruttamento dell’irraggiamento solare. Il costo complessivo supera del 7% quello di un edificio di classe B, ma sarà ammortizzato in circa quattro anni grazie ai risparmi sulle bollette di acqua, luce e gas. Questo è uno dei risultati innovativi della filiera trentina dell’edilizia sostenibile in legno, exit strategy dalla crisi del settore delle costruzioni. Le materie prime sono in casa: il 60% del territorio è coperto da boschi e le centrali idroelettriche producono una quantità di energia superiore al fabbisogno effettivo.

Non stupisce che sia nato in Trentino nel 2006 il primo distretto tecnologico italiano nel campo delle tecnologie ambientali: Habitech. Obiettivo: integrare il know-how di università, enti di ricerca, imprese ed istituzioni, per favorire la contaminazione tra saperi e tecnologie, per migliorare il modo di abitare, ma soprattutto rispettare il capitale  ambientale,  risorsa principe del Trentino. Habitech è un consorzio che rappresenta 300 imprese, delle quali il 50% è attivo nell’edilizia sostenibile, per un totale di 8.000 addetti e un volume d’affari generato di circa 1,5 miliardi di euro all’anno, pari al 4,5% del Pil provinciale (33 miliardi). Un passo cruciale se si pensa che il settore dell’edilizia sostenibile in Italia, sulla base dei dati di Federlegno, coinvolge 35.000 imprese e offre lavoro a 150.000 addetti. “Si è calcolato che il bosco in crescita assorbe ogni anno oltre 2 milioni di tonnellate di CO2  pari al 50% dei cinque milioni immessi nell’atmosfera in Trentino – afferma Thomas Miorin, direttore di Habitech – ogni metro cubo di cemento sostituito da un omologo di legno equivale a una tonnellata in meno di Co2. Costruire un edificio di nove piani in legno è come togliere dalle strade 179 autovetture”.

Altro hub dell’edilizia sostenibile integrata con le green tech è Progetto Manifattura avviato nel 2009 con l’obiettivo di trasformare la storica Manifattura Tabacchi di Rovereto, inaugurata nel 1854, in una Green Innovation Factory. “Ad oggi sono oltre 45 le imprese insediate, tra aziende e startup, di cui il 30% si occupa di edilizia sostenibile – spiega Michele Tosi, direttore dell’area innovazione nuove imprese di Trentino Sviluppo che gestisce gli incubatori di Progetto Manifattura – con circa 200 addetti e una fatturato complessivo di 300 milioni di euro l’anno”. Il vivaio delle imprese green si è dimostrato leva di sviluppo per molte startup.

Come ‘Energy of the things’ insediata a Progetto Manifattura nel 2013 con il nome di Energy, su iniziativa del quarantenne Davide Tinazzi, ingegnere edile di Verona, che oggi viaggia su un fatturato di due milioni di euro con una sede nuova di zecca a Berkeley in California dal 2015. La startup ha “sfondato” realizzando un sistema intelligente per immagazzinare l’energia elettrica e termica di un’abitazione, affrancando così gli inquilini dal timore di superare la soglia dei kilowattora. “Un edificio sostenibile e passivo – afferma Tinazzi – deve poter contare su un’impiantistica energetica che si autoalimenta”. “Noi realizziamo sia i pannelli termo-fotovoltaici che il dispositivo di accumulo dell’energia elettrica provvisto di batterie al litio e di serbatoi miniaturizzati con materiali cambio di fase Pcm (Phase changing material) per quella termica che occupano lo spazio di una valigetta 24 ore. Il risultato è che si può riciclare a casa l’energia in surplus in modo controllato, facendo “dialogare” le utenze domestiche”. “È un modello integrato – spiega – dove il pannello parla con la batteria, che parla con il frigo e con il sistema di gestione domotica”. “Tutti i grandi elettrodomestici e componenti di co-generazione – conclude Tinazzi – comunicano tra di loro per massimizzare il risparmio energetico e ottimizzare comfort, funzionalità domotica e lunga durata dei materiali”.
O come nel caso di trehus srl insediata nel 2013 su iniziativa dell’ingegnere Michele Trentini  con l’obiettivo di creare una rete di imprese che in sinergia potesse realizzare edifici esclusivamente con struttura portante in legno ad alta prestazione energetica/strutturale/acustica con la formula ‘chiavi in mano’ curando tutti gli step di progettazione e realizzazione: dalla consulenza sugli standard di certificazione e di progettazione integrata, alla realizzazione, cantierizzazione fino all’effettuazione di prove strumentali finali di verifica. Oggi trehus s.r.l. conta su una rete di 11 imprese ed è specializzata in soluzioni inerenti l’edilizia sostenibile in legno sotto lo slogan “trehus – la casa in legno in equilibrio con la natura”. “Il fatturato, afferma l’ingegner Trentini, in tre anni è cresciuto del 150%”. È germinata in Manifattura anche Ri-Legno, la prima azienda in Italia ad avere come mission la cura e il recupero del patrimonio in legno esistente. A incubarla nel 2014 sono stati tre ingegneri civili trentini con l’obiettivo di recuperare il patrimonio edilizio in legno per restituirgli l’estetica originale “senza sprecare e senza buttare via niente”. “C’è una prima fase diagnostica di ispezione – spiega Lavinia Sartori project leader di Ri-legno – che facciamo grazie ad una strumentazione avanzata, frutto di un nostro lavoro di ricerca, seguita da una fase di monitoraggio, poi dalla manutenzione e dal risanamento delle strutture e delle costruzioni”. “La tecnica innovativa – chiarisce – riguarda strutture in legno esposte direttamente agli agenti atmosferici come ponti, passerelle pedonali, tribune, silos per il deposito di materiali o in condizioni termo igrometriche particolari come piscine, depuratori, palazzetti del ghiaccio”. Dalla sua fondazione Ri-legno ha triplicato il fatturato che nel 2016 si attesta su 400.000 euro.

Se Habitech è socio fondatore di Green Building Council Italia (GBC), l’associazione, che fa parte del network internazionale di edilizia sostenibile che ha sviluppato la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) la filiera integrata legno-energia ha un proprio marchio di certificazione ambientale, trentino doc, denominato ARCA (ARchitettura – Comfort – Ambient). È il primo sistema italiano ed europeo di certificazione per le costruzioni in legno che garantisce la durabilità, la sicurezza contro il sisma ed il fuoco, il comfort e il risparmio energetico. ARCA si innesta sull’esperienza maturata dalla casa SOFIE (Sistema costruttivo Fiemme), l’edificio di sette piani con struttura interamente in legno, divenuto noto per aver superato nel 2007 la simulazione del terremoto di Kobe, resistendo a scosse sismiche di intensità pari a 7,2 gradi della scala Richter e ad un incendio di oltre un’ora.