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Gentiloni: «Svolta verde, aveva ragione Langer Raccolta differenziata, Trento è un esempio»

Corriere del Trentino / di Margherita Montanari

«In questa congiuntura macroeconomica positiva, l’Italia deve avere il coraggio di investire sulla green economy, il modello economico dei prossimi dieci anni, l’unico in grado di assicurare stabilità e qualità alla crescita, curando al contempo le cicatrici sociali ed economiche che il paese si porta dietro dalla crisi». Parla dal palco della Green Week di Trento il presidente del consiglio Paolo Gentiloni. Non si lascia avvicinare dai giornalisti («Non è giornata»). Anche se, commentando la sconfitta del centrosinistra alle elezioni, si dice «dispiaciuto per un quadro generale devastante», e per l’esito corrispondente in Trentino, storica roccaforte del centrosinistra.

Il premier, ospite ieri a Trento per il Festival della Green economy, ha anche approfittato della breve tappa in città per confrontarsi con il presidente della Provincia Ugo Rossi e con Lorenzo Dellai, ancora in carica come presidente della Commissione dei Dodici. Un incontro blindato, nelle aule del dipartimento di Lettere. L’occasione per setacciare le ultime concessioni all’Autonomia rimaste in sospeso in questa legislatura che si è dimostrata la più produttiva nel dare attuazione allo Statuto; e per valutare in extremis le strategie da applicare sulle partite ancora aperte. Tra queste, la questione del rinnovo della concessione della A22, la cui proroga è a rischio dato che il termine ultimo per la firma è il 30 settembre e il quadro di instabilità politica che si prospetta non dà la certezza che si riesca a formare un governo operativo in tempi idonei. Sul contenuto dei colloqui mantiene il riserbo Lorenzo Dellai. Lascia però intendere, definendo Gentiloni «una bella figura», che un centrosinistra trainato dal primo ministro uscente potrebbe essere cosa buona.

La scommessa di Paolo Gentiloni sulla Green economy è motivata dal «salto di consapevolezza sul tema» che ha notato soprattutto nelle nuove generazioni. «Se, come diceva Alex Langer, la conversione ecologica si afferma quando diventa socialmente desiderabile, credo che ci troviamo nel momento adatto a una svolta green dell’economia italiana». Potrebbe far credere il contrario la reazione ottenuta dall’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento nei supermercati, a suo avviso «eccessiva». Invece «i dati positivi sul riciclo dei rifiuti dicono che sul tema c’è attenzione». «Sotto questo aspetto l’Italia, pur con differenze tra le varie regioni, è molto competitiva — chiosa il premier uscente — A Trento si ricicla l’80% dei rifiuti, direi che stiamo andando decisamente bene».

Si muove poi lungo due binari l’impegno preso dal governo italiano uscente verso un’economia green. «Sul fronte delle strategie energetiche, l’Italia punta all’uscita totale dall’economia del carbone, almeno nel termoelettrico, entro il 2025, e scommette sul gas come energia di transizione», spiega. A questo disegno va associato «un investimento per l’impresa 4.0». Senza dimenticare che «la green economy tende a creare più che a distruggere posti di lavoro». Il tutto si inserisce nella cornice dell’economia circolare, «in grado di rendere la limitatezza delle risorse una risorsa». La sintesi è, insomma, che «la competitività del sistema italiano nel campo della conversione ecologica è reale e deriva in parte da misure legislative che l’hanno incoraggiato, in parte dal fatto che un terzo delle imprese hanno investito trasversalmente in tecnologie green, consapevoli che tingersi di verde fa marketing e rende più competitivi».

23 marzo 2018
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«Costruire da oggi l’economia del 2035»

Corriere del Trentino / di Nicola Chiarini

Far saltare i recinti tra i saperi, riprogettare la scuola nei modelli didattici e negli spazi di studio, armonizzare ricerca e imprese per un’economia di condivisione. Questi gli assi portanti del ragionamento proposto. ieri mattina a Palazzo Geremia, da Francesco Profumo, Stefano Micelli, Salvatore Majorana nell’incontro «Lavori sostenibili del futuro» moderato, nell’ambito di Greenweek, da Filiberto Zovico. Profumo, presidente della Fondazione Bruno Kessler e già ministro dell’Istruzione nel governo Monti, pensa che la rivoluzione debba partire ora ed essere compiuta nel medio periodo da chi inizia la scuola adesso. «Ragazzi — spiega — che arriveranno al diploma nel 2030 e alla laurea nel 2035. Il modello dei saperi scientifici e umanistici separati è superato. Vanno mescolati per valorizzare la creatività».

E per dare gambe alla prospettiva serve visione d’insieme, politica e d’impresa. «Come fece Bruno Kessler a Trento 60 anni fa — osserva — l’innovazione non va proclamata, ma costruita con processi ragionati, con un patto politico di almeno 20 anni, valido a prescindere dai governi. Temi purtroppo non affrontati in campagna elettorale, nonostante l’istruzione sia un settore cruciale come la sanità, il primo investimento per la mobilità sociale». E se la politica, per Profumo, latita, ancor più cruciale diventa l’assunzione di responsabilità da parte di ricercatori e operatori economici. «Le imprese — continua Profumo — devono comprendere che la ricerca non ha rendimento immediato e al 100%. I ricercatori, invece, devono dialogare con gli innovatori per tradurre in sviluppo il proprio lavoro».

E l’investimento, anzitutto su competenze tecniche d’eccellenza, è la chiave anche per la sostenibilità sociale, secondo Micelli. «La manifattura di qualità — spiega l’economista, docente dell’università di Venezia — si regge su rapporti di lavoro stabili e buoni salari, proprio per l’alto valore artigianale delle professionalità». E questi «artigiani tecnologici» sono la chiave per la tenuta del Made in Italy e delle esportazioni. «Le parole chiave — sostiene Majorana, direttore del parco scientifico Kilometro Rosso di Bergamo — sono innovazione e sistema. Usa e Cina possono giocare sui volumi, noi dobbiamo puntare sulle competenze straordinarie. E per costruire una base solida le imprese devono guardare lontano, non al risultato immediato».

Fin qui il metodo, ma quali saranno i settori in crescita nel futuro? Profumo indica gli ambiti, ferma restando l’incertezza di un quadro mutevole. « Solo il 10% dei lavori attuali andrà verso un incremento dell’occupazione — sostiene — penso ai servizi alle persone in un Paese che invecchia, educazione per promuovere alta scolarità, attività sostenibili di sviluppo industriale e di servizi». Condivide la riflessione Micelli che aggiunge: «Abbiamo bisogno di ventenni brillanti, in grado di immaginare soluzioni e partecipare a processi di innovazione diffusa. Queste filiere, a breve, avranno bisogno di talenti». Per questo l’economista ritiene si debba investire nell’alta formazione tecnica, anche post laurea. «Figure che non abbiano solo l’impostazione teorica — dice — in Italia si stima ci siano solo 8.000 profili di questo genere, quando in Francia sono 240.000 e in Germania 800.000». A questo Majorana aggiunge la sfida della robotizzazione dei processi, opportunità e non problema. «Da qui — ipotizza — scaturiranno processi produttivi più efficaci e meno energivori e, dunque, più rispettosi dell’ambiente. Le professionalità umane potranno essere concentrate sulla costruzione di un modello di sistema che punti alla condivisione non solo nell’economia, ma pure in settori cruciali come la mobilità, dove il peso dei mezzi privati calerà».

23 marzo 2018
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L’industria punta sulla green economy: creati già 3 milioni di posti

Corriere della Sera / di Francesca Basso

«L’Italia è sempre stata esemplare nel fare della limitatezza delle risorse una risorsa e questo è l’orizzonte dell’economia circolare». Non è stupito il premier Paolo Gentiloni nel constatare alla Green Week di Trento — il Festival sull’economia sostenibile organizzato da ItalyPost fino a domani — che le imprese italiane siano «già competitive» in questo ambito.

«In un quadro non privo di contraddizioni — ha detto il premier uscente —, siamo competitivi rispetto ai grandi Paesi europei. Siamo messi piuttosto bene sull’efficienza energetica, sul riciclo dei rifiuti, siamo molto avanti rispetto a Germania e Francia come quota di rinnovabili e come utilizzo delle materie seconde, abbiamo una tradizione straordinaria nella chimica verde». Gentiloni interviene a Trento «in un momento particolare per me, ma è anche un momento interessante per discutere delle grandi sfide ambientali», ora «si deve mettere al centro dell’agenda la cura delle cicatrici della crisi e investire nel delineare la vocazione futura del Paese indicata dall’economia reale».

Segnali sono arrivati dall’incontro a cui hanno partecipato il ceo dell’Enel, Francesco Starace, il presidente e ceo di Ima, Alberto Vacchi ed Ermete Realacci, presidente di Symbola, che ha presentato i risultati del rapporto GreenItaly 2017 realizzato con Unioncamere. Dallo studio emerge che «il 27% delle aziende italiane dal 2011 a oggi ha investito in tecnologie green, percentuale che tra le manufatturiere sale al 33,8 e che nel Nordest più la Lombardia raggiunge il 41. Sono stati creati 3 milioni di green jobs».

Per i grandi gruppi è da un po’ che il mercato chiede più attenzione alla sostenibilità. In campo energetico la strada per la decarbonizzazione richiede anche decisioni politiche. «In Italia abbiamo ancora 5 centrali a carbone, tre non andranno oltre il 2021 mentre per le altre due è prevista la chiusura nel 2025 – ha spiegato Starace –. Ma occorre discutere con il governo che verrà che politiche seguire e quali misure adottare per non lasciare una parte di Italia al buio». Comunque, «l’obiettivo mondiale di un’economia carbon neutral entro il 2050 non è un sogno. Il tempo c’è, bisognerà decidere su quali rinnovabili spingere: in Italia il vento non è tantissimo ma si può fare molto nell’idroelettrico, nella geotermia e nel solare usando i tetti delle abitazioni».

La green economy coinvolge anche la manifattura, un percorso «ineluttabile» per Vacchi, che un anno fa ha investito in Atop, azienda focalizzata sul processo di automazione dei motori elettrici. «Il tema di come manipolare le componenti elettriche all’interno di processi di automazione sarà uno degli elementi cardine di questa realtà. È un segmento in cui nei prossimi anni si avranno effetti dirompenti».

23 marzo 2018
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Arzignano: la concia sa diventare “verde”

Giornale di Vicenza / di Maria Elena Bonacini

 “Arzignano green land”, ma non c’entrano Scozia e Irlanda. Quattro aziende della Valle del Chiampo domani saranno invece protagoniste dell’iniziativa omonima, che rientra nella “Green week” promossa, tra gli altri, da ItalyPost e Fondazione Symbola. Dalle 10 alle 16.30 infatti, sarà possibile visitare Acque del Chiampo, Ilsa, Samia e Dani, tutte aziende della zona che hanno messo la sostenibilità al centro della propria azione, come racconteranno alle 17 nel convegno che si svolgerà al Teatro Mattarello di Arzignano.

LA DEPURAZIONE. Opera non solo a valle della concia Acque del Chiampo, il cui depuratore compirà 40 anni ad aprile. «Il ciclo della pelle non è completo senza un depuratore in grado di sostenere i ritmi del distretto – afferma l’ad Andrea Pellizzari – e il festival è l’occasione per raccontare ciò che si fa anche in ricerca e sviluppo, su cui investiamo 2,5-3 milioni sui 46 di ricavi. L’impianto di trattamento dei fanghi completerebbe il circolo ambientale». Se il depuratore è un modello in Europa, il lavoro è ben più ampio, come spiega Mirco Zarlottin (R&S): «Stiamo valutando con le aziende quali siano i prodotti chimici più biodegradabili e anche i benefici e l’attuabilità del progetto di recupero del pelo». Un’idea che riprenderebbe un lavoro già fatto nel passato. «Oggi il pelo viene sciolto – spiega Daniele Refosco, direttore dell’impianto di depurazione – mentre se fosse recuperato solido potrebbe essere riutilizzato: diminuirebbe l’inquinamento dell’ac- qua». Cosa invece già riuscita riguardo al sale. «Moltissime pelli arrivato salate per la conservazione e questo sale finiva nell’acqua. Oggi le sbattono, lo tolgono e adeguatamente lavorato viene poi usato in caso di ghiaccio».

LA QUESTIONE DEL PELO. Un’operazione di recupero è anche quella fatta con il grasso di scarto, riciclato per ricavare biocarburante o saponi, dalla conceria Dani. Il presidente Giancarlo Dani auspica una collaborazione ancora più stretta con la Stazione sperimentale delle pelli: «La sede resti a Napoli, ma vanno creati due grandi laboratori in Toscana e qui, per far ricerca anche per le Pmi. L’accordo c’è, dobbiamo trovare spazi idonei». Sul progetto del pelo è invece scettico Paolo Girelli, presidente di Ilsa: «C’è bisogno di grossi investimenti da parte delle aziende e di definire chi raccoglie il pelo e dove si fa l’impianto. Se Acque del Chiampo lo realizzasse al suo interno noi saremmo disponibili, ma farlo qui sarebbe troppo complicato, per i problemi legati alle autorizzazioni, che in Italia nel campo del riciclo sono lunghe e complicatissime. La metà di ciò che finisce in discarica potrebbe essere recuperato, ma nessuno in Italia si prende la responsabilità di decidere e autorizzare». Il loro lavoro è altamente all’avanguardia, grazie alla collaborazione decennale con numerose università anche internazionali. «Trasformiamo gli scarti di pellame trattato in proteine pure al 98%, che vengono utilizzate come fertilizzanti nell’agricoltura biologica. A questo affianchiamo le biotecnologie per realizzare prodotti partendo da materiali di origine vegetale. E siamo l’unica azienda del nostro settore in Europa ad avere fatto l’analisi di impronta ambientale di processo e prodotto e stiamo lavorando a livello europeo perché questi diventino gli standard».

«VIA I PFAS». Impegnata sulla sostenibilità anche Samia, che crea prodotti per la finitura delle pelli e negli ultimi anni ha posto particolare attenzione a eliminare composti chimici particolarmente inquinanti come ftalati, formaldeide o pfas. «Oggi non si tratta tanto di rispettare le normative – sottolinea Raoul Sartori, manager di ricerca e sviluppo – ma di andare oltre, visto che sono i nostri clienti e i consumatori a chiedercelo». «Il futuro delle aziende italiane si fonda su questi temi – conclude Giacomo Zorzi, presidente Unic di Vicenza – Per questo abbiamo promosso un documento di sostenibilità per comunicare cosa significa questa parola, troppo abusata, per la concia».

13 marzo 2018
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Gli stati generali dell’economia eco-friendly A Trento la terza edizione della GreenWeek

Corriere Imprese Trentino / di Marika Damaggio

Prima un tour nell’intero Nordest, alla corte delle fabbriche ad alto impatto verde. Poi il momento della riflessione, con 35 eventi in agenda a Trento. Parti- rà domani la terza edizione del- la Green Week, che fino a giovedì apre le porte delle aziende simbolo dell’eco-sostenibilità e, nei tre giorni successivi, raduna esperti e operatori nella Città del Concilio. Obiettivo: discute- re delle nuove frontiere dello sviluppo sostenibile. A promuovere il programma sono ItalyPost, Fondazione Symbola, università, Comune e Provincia di Trento, Muse, Trentino Sviluppo, Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler. Come detto, la Green Week de- butta anche quest’anno con il tour nelle sedici «Fabbriche del- la sostenibilità» attraverso Vene- to, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Qui saranno osservate le buone pratiche di Cartiere del Garda, Centrale idroelettrica di Riva del Garda, la Nuova Rsa di Rovereto, il Consorzio Melinda, il Consorzio Comuni Bim Adige. Da venerdì la manifestazione si sposterà a Trento con il Festival della Green Economy. A inaugurarlo ci saranno l’amministrato- re delegato di Enel, Francesco Starace, e Alberto Vacchi, presi- dente e amministratore delega- to di Ima, e il premier uscente Paolo Gentiloni. Nel pomeriggio di venerdì si discuterà di green economy e green society con Al- do Bonomi, sociologo e diretto- re del Consorzio AASter, e Fabio Renzi, segretario della Fondazione Symbola. Il tema del turismo sarà al centro di due incontri che vedranno protagonisti, tra gli altri, Paolo Verri, direttore di Matera 2019-Capitale Europea

12 marzo 2018
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Il business della sostenibilità. Trentino-AltoAdige pioniere

Corriere Imprese Trentino / di Marika Damaggio

Fino a qualche decennio fa era considerata una scelta etica, un vezzo. Oggi le imprese che investono nel green sono più competitive. A confermarlo sono le performance economiche misurate da Unioncamere e Fondazione Symbola nell’ottava edizione del rapporto GreenItaly. Il 58% delle medie imprese che hanno impegnato risorse in attività, ricerca e sviluppo sostenibili hanno aumentato il fatturato 2016 rispetto al 2015, contro una crescita del 53% censita tra le realtà produttive che non hanno investito in eco-innovation. Lo stesso accade nell’export: è cresciuto nel 49% dei casi tra le imprese attive nella green economy (una su due), rispetto al 33% tra chi non ha adottato eco-policy. Ai migliori risultati aziendali si affiancano quelli sull’occupazione: una crescita dei lavoratori, sempre nel 2016, ha riguardato una quota maggiore delle imprese green rispetto a quelle non green (41 contro 34%). E in Trentino Alto Adige? Con quasi 16.000 aziende che eco-innovano, nel nostro territorio le professioni verdi rappresentano il 14,7% del totale (la media italiana è del 13,1%) e producono un valore aggiunto di 5,3 miliardi di euro. Solamente nel 2017, le assunzioni programmate in regione sono state 7.220.

Il lavoro. Il titolo del report GreenItaly parla da sé: «Una risposta alla crisi, una sfida per il futuro». Definite green jobs, le professionalità richieste dal mercato implicano competenze diversissime: architetti, ingegneri, ricercatori, tecnici, installatori, falegnami, esperti di restauro urbano, risk manager, esperti nella commercializzazione di prodotti per il riciclo, ecobrand manager, ovvero esperti di marketing. Ma l’elenco potrebbe proseguire, toccando scienze dure e non. Una platea che sta incidendo sempre di più sull’occupazione nazionale. Partendo da un’analisi dei microdati Istat sulle forze di lavoro, nel 2016 e con riferimento all’intera economia, gli occupati corrispondenti ai green jobs erano 2,9 milioni, ossia il 13,1% del totale. L’occupazione green nel 2016 è cresciuta rispetto al

2014 di quasi 30.000 unità, contribuendo per il 6,1% all’aumento complessivo dell’occupazione del Paese nel triennio (480.000 unità). Come nelle precedenti edizioni del Rap- porto GreenItaly, a partire da questi dati è stato stimato il contributo dei green jobs al Pil del Paese. «Il valore aggiunto prodotto che si ottiene è nel 2016 di 195,8 miliardi di euro, pari al 13,1% del totale complessivo — recita il dossier — con un ranking regionale che vede la Lombardia in testa (15,3%), seguita da Emilia-Romagna (14,8%), Trentino-Alto Adige (14,7%), Val d’Aosta (14,0%) e Lazio (13,9%)». Per quanto riguarda la nostra regione il valore aggiunto delle professioni verdi è pari a 5,3 miliardi.

I contratti. Ma la curva statistica continua a crescere. In tutto il Paese, le assunzioni di green jobs programmate dalle imprese per il 2017 arrivano a quasi 320.000, oltre il 46% delle qua- li a tempo indeterminato, più del 32,5% riservate a laureati e quasi il 37% considerate di difficile reperimento. Le assunzioni programmate nel corso del 2017 dalle imprese del Trentino Alto Adige sono state 7.220, con un’incidenza del 2,3% sulle assunzioni global- mente contate in Italia.

Focus bolzanino. Ma quali e quante sono le realtà produttive ad alto fatto- re green nella nostra regione? Un censimento dell’istituto di ricerca economica (Ire) della Camera di commercio di Bolzano ha mostrato come un quinto delle imprese altoatesine non agricole (circa 7.500) adotti spontaneamente misure atte a ridurre il proprio impatto ambientale. Ciò avviene, per esempio, utilizzando energie rinnovabili o riducendo i consumi energetici dei pro- dotti. Sono invece circa 420 (l’1,1%) le imprese che producono o commercializzano soluzioni tecniche o prodotti finalizzati alla riduzione dell’inquinamento ambientale. Infine, circa 460 imprese (l’1,2%) sono in possesso di una certificazione ambientale. Complessivamente, circa 8.000 imprese altoatesine (il 21,3%) possono essere classificate co- me green secondo almeno uno di questi tre approcci.

Ricerca e istituzioni. Ma a spronare le conoscenze tecniche e scientifiche, sempre in provincia di Bolzano, sono anche le istituzioni. È il caso dell’Eurac che attraverso l’Istituto per le energie rinnovabili coniuga competenze accademiche ad applicazioni industriali. Ancora: dopo aver pubblicato le linee guida mirate, Idm a maggio coordinerà il primo corso per forma- re Facility manager. Una figura professionale nuova, tutta- via richiesta dal mercato: sono esperti nella gestione (e nell’efficientamento) degli immobili. Sia pubblici sia privati. Ancora: ormai in piena attività dopo l’inaugurazione autunnale, il Noi Techpark ha quattro missioni precise e tra queste due, la metà, hanno a che fare con una nuova era soste-

Il distretto trentino. Da Bolzano a Trento. La vocazione green delle imprese e dei centri di ricerca del Trentino ha trovato nel 2006 un ri- conoscimento da parte del ministero dell’Università e del- la ricerca scientifica, quale primo distretto tecnologico italiano nel campo delle tecnologie ambientali. Rovereto è quindi la culla delle aziende verdi e dell’edilizia sostenibile. Come rilevato da Trentino Sviluppo, che funge da ente propulsore dell’intero distretto, dal punto di vista economico il comparto delle costruzioni e dell’energia è robusto sia in termini di valore aggiunto (circa 1,3 miliardi) sia nel nu- mero di imprese (7.900 unità).

Il sistema. Ma come si articola il di- stretto? Progetto Manifattura, con i suoi nove ettari, è un cluster composto da startup, imprese e centri di ricerca, diventato riferimento nazionale nel settore delle clean tech. Ancora: Habitech è invece il consorzio specializzato nella consulenza per la costruzione, il rinnovo e la gestione di patrimoni immobiliari e delle infrastrutture tecnologiche abilitanti. È composto da oltre 300 tra imprese, enti di ricerca e agenzie pubbliche, per un totale di 8.000 addetti e un volume d’affari di circa 1,5 miliardi di euro. Ha anche dato vita al Green Building Council Italia (Gbc), con sede a Rovereto, ossia l’associazione che fa parte del network internazionale di edilizia sostenibile. Ma non è finita. Il Trentino è inoltre promotore di Arca (Architettura Comfort Ambiente), primo sistema di certificazio- ne ideato e realizzato esclusivamente per edifici con struttura portante in legno. E per attrezzare il tessuto imprenditoriale, diffondendo le conoscenze necessarie, Trentino Sviluppo con Ecoopera hanno unito le forze. L’hanno fatto lanciando Eco-Innovation Academy, il primo percorso di formazione ambientale dedicato a imprese, professionisti e pubblica amministrazione. Le lezioni, negli spazi di Manifattura, sono partite in autunno e termineranno proprio questo mese. Obiettivo: rafforzare le competenze (e la competitività).

12 marzo 2018
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Competitività green

Corriere del Veneto / di Mauro Pigozzo

C’era una volta la fiaba dell’imprenditore idealista, che si affidava al green per migliorare il mondo. «Costa di più, ci rimetto ma lo faccio per dare un futuro ai miei figli». C’era una volta, appunto. Perché in realtà la fiaba oggi ha una trama completamente diversa. Chi investe nel green attiva giri d’affari sempre più redditizi e competitivi, sono aziende che crescono a ritmi vertiginosi perché intercettano un mercato che vuole prodotti e manager capaci di rispettare l’ambiente. È questo in sintesi il messaggio che arriva da Green Week, il Festival dell’economia verde che percorrerà il territorio delle Venezie dal 13 al 18 marzo. La Green Week si aprirà, martedì 13 marzo, con un tour delle Fabbriche della Sostenibilità: da CDA a Lattebusche, da Amorim Cork a Cantina Pizzolato, da Cielo e Terra Vini a Etra, passando poi per l’evento speciale «Arzignano Green Land» che vedrà protagoniste Acque del Chiampo, Dani, Ilsa e Samia; e ancora, Cartiere del Garda, Gruppo Dolomiti Energia, il cantiere della Nuova RSA di Area Tecnica e della scuola materna di Rovereto, Bios Line, Consorzio Melinda, Consorzio Comuni BIM Adige. Da venerdì 16, invece, riflettori puntati su Trento, dove sarà presente il premier Paolo Gentiloni e interverranno, tra gli altri, Matteo Thun, Francesco Starace, Alberto Vacchi, Catia Bastioli, Massimo Sideri, Aldo Bonomi, Fabio Renzi, Stefano Micelli, Salvatore Majorana, Francesca Protano. A far da sintesi, i premi consegnati alle aziende «Radical Green» dell’anno. «Avremo l’occasione per ascoltare le testimonianze degli imprenditori che hanno intrapreso un percorso di sostenibilità. Inclusa quella di chi fa cultura», spiega Filiberto Zovico, fondatore di Italy Post e promotore dell’evento. «L’economia green non è chiacchiera, non è moda: è il business più avanzato che guarda alla sostenibilità come fattore competitivo, che immette nel mercato prodotti performanti e per questo garantisce reddito in crescita».

Una linea, questa, sposata da Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, ente che promuove la soft economy. «Più di un’impresa su quattro, dal 2008, ha scommesso sulla “green economy” – dice – e ha investito in tecnologie per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di anidride carbonica». Lo scorso anno, in particolare, si è registrata una vera e propria accelerazione della propensione delle imprese a investire verde: 209.000 aziende hanno investito su sostenibilità ed efficienza. Declinando la visione in azione, a salire sul palco quest’anno saranno aziende con le loro storie di successo. A partire da La Sportiva, leader mondiale nella produzione di scarpette d’arrampicata e di scarponi per l’alta montagna con sede a Ziano di Fiemme ai piedi delle Dolomiti e al di fuori dai grandi distretti industriali calzaturieri italiani. Spiega Lorenzo Delladio, ceo e presidente: «Essere sostenibili è per noi un vantaggio competitivo che traduciamo operativamente in scelte produttive, condotte e comportamenti nei confronti di tutti i nostri stakeholder» (azionisti, ndr.).

Lurisia è invece un’azienda specializzata nella produzione e commercializzazione di acque e bevande. Ha sede nel Cuneese, in un piccolo paese con cui condivide anche il nome: la sua storia prende avvio nel 1940 con la scoperta di una sorgente termale. «Persone e territorio sono anche i primi due valori che guidano le nostre scelte – commenta, con orgoglio, il presidente Alessandro Invernizzi – perché la cura del territorio si traduce in un’attenzione all’ambiente a protezione della propria materia prima». Sul fronte artigianale, la peculiarità di Berto Salotti consiste nel selezionare ogni materiale per essere in grado di tracciarne l’origine. La tappezzeria sartoriale produce infatti ogni modello su ordine ed è possibile assisterne alla lavorazione, conoscere i lavoratori, affiancare i tappezzieri nella trasformazione di un fusto in un divano. L’impegno quotidiano della famiglia Mantellassi dell’azienda Manteco è finalizzato da sempre a sviluppare le potenzialità qualitative e produttive dell’azienda, incrementandone i progetti e le attività di ricerca rispetto alle performance dei tessuti. Premiato anche Sofidel, gruppo fondato nel 1966 e oggi uno dei leader mondiali nel mercato della produzione della carta tissue per uso igienico e domestico. Tra i marchi più popolari del gruppo, il famosissimo «Rotoloni Regina»: è stata la prima azienda italiana e la prima al mondo nel settore tissue ad aderire al progetto internazionale con cui il Wwf propone alle grandi aziende di adottare volontariamente piani di riduzione delle emissioni di gas serra.

Infine, sul fronte del turismo sostenibile, sarà premiato Paolo Verri, direttore di «Matera 2019-Capitale europea della cultura». 

Insomma, quella che, solo pochi anni fa, era considerata una scommessa quasi ideologica, oggi è divenuta una realtà. «Viene avanti un’economia più sostenibile e a misura d’uomo e per questo più forte e competitiva», conclude Realacci. «Lo testimonia anche il Premio Nobel nuovamente dato ad un economista atipico che riflette sulle persone e sulle comunità come Richard Thaler. Occorre un’economia che incroci innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi. Per un’Italia che fa l’Italia la “green economy” è la frontiera più avanzata per cogliere le nuove opportunità».

11 marzo 2018
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Quando l’economia abbraccia la sostenibilità. A Trento i protagonisti della green economy

Corriere del Veneto / di Andrea Zambenedetti

Dopo il tour delle «Fabbriche della Sostenibilità» arriva venerdì 16 marzo a Trento la Green Week, con un programma di convegni, talk, dibattiti. E proprio venerdì pomeriggio avrà un ospite istituzionale d’eccezione: il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.Compie tre anni la manifestazione diffusa sulla sostenibilità e la green economy, promossa da ItalyPost assieme a Fondazione Symbola, Comune e Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Edmund Mach, MUSE-Museo delle Scienze, Trentino Sviluppo- Progetto Manifattura con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e in collaborazione con la Commissione Europea. Venerdì si parte con «L’Italia della Green Economy».

Sul palco il presidente della fondazione Symbola, Ermete Realacci, l’a.d. di Enel, Francesco Starace, e Alberto Vacchi, presidente di Ima, moderati dalla giornalista Corriere della Sera Francesca Basso. Saranno 35 in totale gli eventi che animeranno il fine settimana che guarda alla sostenibilità ambientale delle aziende. Un’edizione caratterizzata proprio dall’ingresso di Fondazione Symbola tra i promotori, con il presidente Ermete Realacci, che con il segretario generale della Fondazione, Fabio Renzi, e Antonio Maconi, curatore del Festival, hanno studiato il concept del Festival. Fra gli altri appuntamenti, venerdì, «Territori: dalla green economy alla green society» che metterà a confronto Aldo Bonomi, sociologo e direttore del Consorzio AASter, e Fabio Renzi, segretario della Fondazione Symbola.

Sarà il turismo invece ad animare i due incontri che vedranno protagonisti anche Michele Lanzinger, direttore del Muse, Paolo Verri, direttore di Matera 2019-Capitale Europea della Cultura, il paesaggista Claudio Bertorelli, Paolo Bertolini, presidente Marina di Venezia, Lorenzo Delladio, amministratore delegato La Sportiva.

Seguirà la presentazione dell’ultimo libro di Barbara Santoro Pensare Sostenibile (Egea) e di Il gusto per le cose giuste. Lettera alla generazione Z del presidente della Fondazione Edmund Mach, Andrea Segrè. In giornata focus sul cambiamento climatico, panel su mobilità, smart mobility e clima urbano. Grande attesa anche per la cerimonia di consegna del Premio Radical Green e lo spettacolo, a cura di PopEconomix, «Blue revolution. L’economia ai tempi dell’usa e getta». Sempre venerdì la Fondazione Bruno Kessler riunirà attorno a un tavolo rappresentanti di aziende della mobilità, da colossi come Fca ed Eni, passando per imprese come H2IT, per discutere di «Quale mobilità per quale futuro!».

La giornata di sabato si aprirà con la «Prima giornata della sostenibilità ambientale» organizzata dall’Università di Trento e con un focus su chimica verde, che sarà invece al centro del panel con l’amministratore delegato di Novamont e presidente di Terna Catia Bastioli.

I lavori sostenibili del futuro saranno oggetto di un dialogo tra Salvatore Majorana, direttore scientifico Kilometro Rosso, l’economista Stefano Micelli e Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Bruno Kessler. A moderare l’editorialista Corriere della Sera e direttore di Corriere Innovazione Massimo Sideri.

In giornata anche due anteprime: la presentazione dei dati del «Rapporto Waste Watcher sul valore del cibo» e di «Nuove Imprese. Chi sono i champions che competono con le global companies» (Egea), il nuovo libro di Filiberto Zovico, che ne discuterà – sotto la guida di Luca Vignaga – con il sociologo Aldo Bonomi, Alessandro Invernizzi, presidente Lurisia, ed Ermete Realacci. Il pomeriggio si concluderà poi con un focus sull’architettura sostenibile con la dal partecipazione straordinaria di Matteo Thun, architetto vincitore per tre volte del Compasso d’Oro e inserito nella Interior Hall of Fame di New York.

Domenica 18 la Green Week sarà ospite dell’ormai tradizionale giornata di «porte aperte» al Muse, che proporrà la «Giornata del Lupo». Ad aprire il calendario delle conferenze, il geografo e giornalista Emanuele Bompan che presenterà la mostra fotografica digitale «Watergrabbing»; si proseguirà poi con i due finalisti del Premio Galileo per la divulgazione scientifica 2018, Piero Martin e Alessandra Viola, autori di Trash. Conclusione alle 16.30, sempre al MUSE, con «Alieni in agricoltura». Per scoprire il programma completo degli eventi e registrarsi (i posti sono limitati): www.greenweekfestival.it.

11 marzo 2018
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Thun: «La mia architettura botanica»

Corriere del Veneto / di Milvana Citter

Matteo Thun, architetto e designer nato e cresciuto in Alto-Adige, è uno dei grandi protagonisti internazionali dell’architettura sostenibile.Fondatore dello studio di architettura, interior e product-design «Matteo Thun & Partners», sabato 17 marzo sarà protagonista a Palazzo Prodi, a Trento, dell’incontro sul tema «Architettura Botanica» nel quale racconterà le nuove frontiere del vivere, dell’abitare e del costruire.

Architetto Thun, cos’è l’architettura botanica?

«Il ritorno alla natura, al saper apprezzare la sua essenzialità, è sicuramente un modo per fare della necessità – della riduzione, del risparmio, del riciclo e così via – una virtù. Solo attraverso l’attenta lettura del luogo è possibile realizzare edifici che mantengano un loro valore estetico, funzionale e aggregante a lungo termine e che di conseguenza risultino sostenibili, inteso come longevi. In questo senso, è sempre importante interessarsi al contesto sul quale si va a intervenire, che si vada a costruire in città o in campagna, al mare o in montagna. Inoltre, crediamo nella bellezza delle superfici, nelle trame naturali e nei materiali organici che sfruttano la bellezza della natura; utilizziamo il legno e le pietre naturali da anni. Penso che il legno sia il materiale costruttivo del futuro: è vivo e crea patina. In caso di incendio risulta più stabile del cemento armato. E in caso di smantellamento dell’edificio è totalmente riciclabile».

La sua architettura ha un approccio olistico. Cosa significa?

«Non faccio distinzione tra design e architettura e questa mia visione deriva senza dubbio anche dalla collaborazione con Ettore Sottsass, che seguiva la stessa filosofia. Una delle caratteristiche dello studio Matteo Thun & Partners è l’approccio olistico: progettiamo architetture, interni e oggetti, gli uni vivono con e per gli altri. Per questo abbiamo creato Matteo Thun Atelier, una piattaforma per interni, che offre elementi fatti a mano che possono essere personalizzati, in modo che si adattino al contesto e diano un tocco originale alle diverse impostazioni».

Sostenibilità ed estetica possono convivere?

«Credo che non dovrebbe essere necessario parlare di architettura sostenibile: dovremmo costruire così, un’architettura sine qua non. Nei nostri progetti il punto di partenza è sempre il Genius Loci, lo studio del contesto è fondamentale. Un altro aspetto che ci caratterizza è il principio dei tre zeri, filosofia che significa: Zero chilometri: vicinanza dei materiali da costruzione e competenze locali; Zero CO2: gestione dell’energia e minori emissioni di CO2; Zero rifiuti: gestione del ciclo di vita dell’edificio, come costruirlo e come rimuoverlo: la tecnologia è sempre al servizio dei nostri criteri di progettazione: tre zeri uguale a bello».

Quali sono oggi le nuove frontiere del vivere e dell’abitare?

«Il prossimo decennio potrebbe essere modellato dall’Healthy Living che, tradotto in architettura botanica, giocherà un ruolo decisivo. I nativi digitali formeranno il futuro. Stanno diventando più consapevoli dell’ambiente e della sostenibilità. Allineano il loro comportamento di consumo ai valori etici di un marchio e giudicano anche quali metodi di sostenibilità perseguono e implementano. Quindi la natura sarà parte integrante dell’architettura e dell’interior design».

11 marzo 2018
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«La svolta? È la chimica verde»

Corriere del Veneto / di Milvana Citter

Con il suo lavoro ha impresso una svolta a quella che viene definita la «Chimica Verde». E di questo tema, che vede l’Italia all’avanguardia, Catia Bastioli parlerà sabato 17 marzo nell’incontro in programma a Palazzo Geremia, organizzato nell’ambito di Green Week a Trento. Amministratore delegato di Novamont e presidente Terna, Bastioli racconterà la sua esperienza e le sfide che l’industria chimica si trova oggi ad affrontare.

Dottoressa Bastioli, affiancare alla chimica l’aggettivo verde, con la sua connotazione ecologica, può sembrare un ossimoro. Perché invece non lo è?

«Quanto si sta facendo in Italia va oltre il concetto di chimica verde. Sarebbe più appropriato parlare di bioeconomia. Questo significa lavorare su materie prime vegetali rinnovabili applicando i principi della chimica verde su processi chimici e biotecnologici, andando oltre i processi industriali tradizionali. È stato così possibile sviluppare nuovi impianti in siti deindustrializzati. Alla luce di questo, ecco che la chimica verde rappresenta, più che un ossimoro, un sinonimo di economia circolare e rigenerazione territoriale».

Qual è, oggi in Italia, la diffusione di questo tipo di ricerca e produzione sostenibile?

«Il principale punto di forza del nostro Paese risiede nell’aver creato un modello condiviso, basato sulla rigenerazione dei territori, dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Grazie agli importanti investimenti in ricerca e innovazione, l’Italia può oggi proporsi come un esempio positivo su questi temi. Si pensi alla filiera delle bioplastiche e alla sua crescita a livello europeo, con solo in Italia ben 152 operatori e circa 4.000 addetti diretti. Oppure si pensi al sistema virtuoso sviluppato nel settore della raccolta e della valorizzazione del rifiuto organico, che crea un indotto di 1,7 miliardi di euro e occupa 9.000 addetti. Sta coinvolgendo centri di ricerca, Università, diversi settori imprenditoriali e mondo associativo».

Quali sono i vantaggi della chimica verde?

«Intesa come bioeconomia e rigenerazione territoriale, può contribuire a fornire una risposta alle sfide globali come il cambiamento climatico, la scarsità di risorse, le emissioni di gas serra, la desertificazione dei suoli, indirizzando l’attuale modello di sviluppo verso un approccio circolare, a basse emissioni di carbonio ed efficiente in termini di risorse».

Le sfide da affrontare?

«Occorre riuscire ad accelerare e moltiplicare le iniziative e fare evolvere gli standard di sistema. È inoltre indispensabile contrastare i fenomeni d’illegalità diffusa che drenano risorse vitali e riducono il potenziale competitivo ed espansivo degli investimenti e la conseguente capacità rigenerativa dei territori».

*Corriere del Veneto, 11 marzo 2018

11 marzo 2018
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Melinda riapre ai visitatori le celle ipogee

Trentino

La settima edizione della Green Week, che si svolgerà a Trento dal 13 al 18 marzo, metterà sul tavolo tutti i più urgenti temi legati alla sostenibilità ambientale, portando a conoscenza della comunità alcuni esempi virtuosi. Melinda anche quest’anno non poteva mancare: il Consorzio sarà sponsor e, ancora una volta, è stato scelto come tappa del tour alla scoperta delle Fabbriche della Sostenibilità.

L’appuntamento è per giovedì 15 marzo: in via del tutto eccezionale i partecipanti potranno entrare letteralmente nel cuore della montagna alla scoperta delle celle ipogee di Melinda, un progetto unico al mondo per la frigoconservazione delle mele che è valso al Consorzio diversi riconoscimenti internazionali proprio in tema di sostenibilità. Riduzione del consumo di energia, risparmio idrico, eliminazione dei pannelli coibentanti il cui smaltimento genera inquinamento, salvaguardia del paesaggio e del territorio agricolo derivante dalla non-realizzazione di nuove strutture in superficie. Questi sono alcuni dei motivi per cui le celle ipogee contribuiscono in maniera decisiva alla salvaguardia dell’ambiente.

Il progetto è risultato così efficiente che l’investimento del Consorzio non si è fermato al primo lotto inaugurato nel 2015: oggi la roccia Dolomia del sito di Rio Maggiore ospita tre lotti impiegati per lo stoccaggio delle mele raccolte in superficie, per una capacità totale di 30.000 tonnellate.

La Green Week è un evento articolato che a fianco delle visite alle Fabbriche Sostenibili offre un ricco calendario di appuntamenti tra conferenze e workshop di approfondimento con ospiti di calibro internazionale, provenienti dal mondo delle istituzioni, della ricerca scientifica e universitaria, delle imprese, sulla sostenibilità affrontata da tanti punti di vista: finanza, clima, comunicazione e, naturalmente, alimentazione.

10 marzo 2018
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Green Week, venerdì c’è Gentiloni

Corriere del Trentino / di Margherita Montanari

Se è vero che il connotato «Green» rende le imprese più competitive, il Trentino ha i numeri per crescere. «Nella provincia autonoma di Trento le imprese green sono 3.880, mentre l’Alto Adige raggiunge quota 4.260». Insieme più di quante ne abbia il Friuli Venezia Giulia (7.000) e meno di quelle presenti in Veneto, «ma soltanto per ragioni demografiche, perché se guardiamo il dato raffrontandolo agli abitanti la quota raggiunta in Trentino è molto significativa». Lo ha riportato Fabio Renzi della fondazione Symbola, in occasione della presentazione della Green Week, il Festival della Green economy che torna a Trento da venerdì 16 a domenica 18, dopo essere passato dal 13 al 15 per le fabbriche della sostenibilità collocate in tutto il Nordest. L’edizione di quest’anno è anche diventata l’occasione del lancio della prima giornata della sostenibilità ambientale dell’università degli studi di Trento (sabato 17 marzo). «Un evento con cui l’ateneo vuole condividere il sapere raggruppato in tanti anni di ricerca nel campo della sostenibilità ambientale» ha spiegato il rettore Paolo Collini. «Uno sviluppo economico e sociale che tiene conto dell’ambiente – evidenzia il sindaco di Trento Alessandro Andreatta – è ormai diventato un’opportunità, oltre che una necessità. E dal Festival Green week la nostra città può trarre spunti e stimoli che portino a sviluppare nuove prassi con ricadute positive sulla qualità della vita dei trentini».

Il concetto di green economy che dà il nome al festival s’intreccia anche alle logiche dell’economia circolare, di industria 4.0 e della mobilità sostenibile. Proprio di questo si parlerà nei più di 40 incontri organizzati in città, nei quali interverranno imprenditori, policy maker, ricercatori ed esperti della sostenibilità. Anche il presidente del consiglio Paolo Gentiloni sale su uno dei palchi del Festival venerdì pomeriggio, «pronto a condividere alcune considerazioni sull’Italia della Green economy». Gentiloni, infatti, «oltre a portare le proprie competenze politiche, è un grande esperto della sostenibilità ambientale, di cui si occupò quando dirigeva la rivista di Legambiente, Nuova Ecologia», ricorda Antonio Maconi, curatore dell’evento.

Altri spunti di riflessione vengono dalla Fondazione Bruno Kessler, che condivide l’esperienza maturata nel campo della mobilità a idrogeno e interviene in tema di intelligenza artificiale, chiedendosi quali saranno i lavori sostenibili del futuro. Fondazione Mach, invece, «mette a disposizione le competenze consolidate nel campo della sostenibilità ambientale, alimentare e agricola», spiega Andrea Segrè, presidente di Fem. Centrale, soprattutto in Trentino, rimane la sfida per trovare equilibrio tra valorizzazione paesaggistica, tutela della biodiversità e gestione del turismo. Sulla questione interviene anche il Muse di Trento, che dedica poi un’ampia riflessione alla gestione dei rifiuti e dell’acqua. La parola passa alle imprese: da realtà trentine come La Sportiva, rappresentata dall’amministratore delegato Lorenzo Delladio, alla Ima, realtà bolognese divenuta l’avanguardia di industria 4.0, rappresentata dal presidente Alberto Vacchi. Delladio è per giunta uno dei sei insigniti del premio Radical Green, un riconoscimento che viene consegnato venerdì all’impresa trentina di calzature sportive per «aver dimostrato impegno nell’utilizzo di pratiche e nello sviluppo di prodotti sostenibili».

10 marzo 2018
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Venerdì Gentiloni atteso in città

L’Adige / di Fabia Sartori

Venerdì prossimo 16 marzo il presidente del consiglio Paolo Gentiloni sarà a Trento per partecipare al Festival della «green economy». L’arrivo del premier uscente è atteso tra le 16 e le 17. Ma ancora gli organizzatori della Green Week, la manifestazione che declina la sostenibilità in tutti i suoi possibili ambiti di applicazione, mantengono uno stretto riserbo riguardo i dettagli del programma. «Stiamo definendo un evento “ad hoc”, che ancora non è inserito nel programma degli oltre 40 eventi che caratterizzeranno l’edizione 2018 – spiega Antonio Maconi, curatore di Green Week – Il tema affrontato sarà quello dell’Italia della “green economy”. E certamente Gentiloni saprà affrontare a tutto tondo le questioni, in virtù della sua spiccata sensibilità alla sostenibilità ambientale». Ricordiamo, infatti, che l’attuale presidente del Consiglio ha diretto per otto anni (dal 1984 al 1992) la rivista di Legambiente «La Nuova Ecologia».

La notizia dell’imminente arrivo a Trento del premier uscente è stata data ieri durante la conferenza stampa di presentazione del Festival. Energia e mobilità, riduzione degli sprechi e tutela dell’ambiente, architettura sostenibile e bioedilizia, chimica verde ed economia circolare saranno alcune delle principali tematiche affrontate dalla manifestazione.
La Green Week prenderà il via martedì prossimo 13 marzo per concludersi domenica 18 marzo. Durante i primi tre giorni (dal 13 al 15 marzo) si svolgeranno i tour nelle «fabbriche della sostenibilità». Da venerdì 16 marzo la manifestazione si sposterà a Trento con una serie di incontri cui prenderanno parte ospiti di rilievo nazionale ed internazionale. Tra gli ospiti «vip», oltre a Gentiloni, anche il bio-architetto Matteo Thun, l’amministratore delegato di Enel Francesco Starace, l’amministratore delegato di Novamont e presidente di Terna Catia Bastioli, il presidente di Ima Alberto Vacchi, il direttore scientifico del Kilometro Rosso Salvatore Majorana, l’economista Stefano Micelli, il sociologo e direttore del Consorzio AASter Aldo Bonomi. L’evento di apertura è fissato venerdì 16 marzo alle 11 presso l’Auditorium di Lettere. Per il programma completo consultare il sito www.greenweekfestival.it. Il consiglio degli organizzatori è quello di prenotarsi ai singoli eventi, che sono accessibili liberamente ma con posti limitati.

«L’Ateneo organizza la sua prima Giornata della sostenibilità ambientale – annuncia il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini – Che è in programma per sabato 17 marzo alla Facoltà di Lettere. Sarà affrontato il tema critico del collegamento e della mobilità tra la città ed i poli universitari di Povo e Mesiano». Anche il Muse propone per domenica 18 marzo un evento decisamente interessante. «Ovvero – dice Samuela Caliari del Muse – la chiusura del progetto quinquennale Life WolfAlps sulla tutela della biodiversità. Faremo sintesi di tutte le attività svolte».

Il sindaco di Trento Alessandro Andreatta ha parlato di «sostenibilità in senso lato (economica, politica, energetica), ricordando che nel capoluogo c’è ancora molto da fare in termini di mobilità». Per Andrea Segrè, presidente della Fondazione Mach, l’occasione è ghiotta per «portare in piazza ciò che ogni giorno facciamo a livello di ricerca e applicazione in merito alla sostenibilità, in particolare nei settori di agricoltura, alimentazione ed ambiente cercando di esaltare il rapporto con il territorio e la comunità civile». L’Fbk era rappresentata da Luigi Crema: «Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla mobilità a idrogeno. Proprio venerdì proporremo un evento a tal proposito in collaborazione con Enel, Eni e Fiat Chrysler».

10 marzo 2018
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In Trentino operano 3.880 industrie «Green»

L’Adige

In Trentino sono 3.880 le industrie «green», ovvero quelle che appartengono ai settori di industria e servizi (agricoltura esclusa) ed hanno investito in tecnologie ed in miglioramenti produttivi sostenibili nel periodo tra il 2011 ed il 2017. Sono invece 4.260 le aziende altoatesine. Per un totale di 8.140 imprese «green» presenti in Regione.

Tanto che buona parte del «Tour della sostenibilità» del Festival della «green economy» si svolgerà in Trentino. Mercoledì 14 marzo sono previste le visite al cantiere della nuova Rsa di Rovereto (che utilizzerà energia da fonti rinnovabili) e alla scuola materna di via Chiocchetti a Rovereto (è stata costruita con tecniche di contenimento energetico). Sempre mercoledì si svolgerà la visita alla centrale idroelettrica di Riva del Garda e alla ditta Cartiere del Garda (produce carte patinate senza legno). Giovedì 15 marzo l’attenzione si focalizzerà sulle celle ipogee del Consorzio Melinda a Tuennetto e sulla stazione sperimentale Archimede del Consorzio Bim dell’Adige a Cavareno (impianto fotovoltaico da 10 kW).

«Il contributo del Trentino è molto importante se pensiamo all’elevato numero di industrie «green» per popolazione residente», dichiara il segretario generale della Fondazione Symbola Fabio Renzi. «Le imprese che investono sulla sostenibilità hanno capacità migliori rispetto alle altre aziende in termini di esportazione e di welfare aziendale, di assumere personale qualificato e di mantenere livelli di contrattazione ».

Venerdì 16 marzo, poi, alle ore 18 presso la società Filarmonica di Trento si svolgerà la cerimonia di consegna del premio «Radical Green 2018». Ad essere insignite del prestigioso riconoscimento saranno alcune aziende nazionali. Tra i premiati c’è anche la ditta trentina La Sportiva di Ziano di Fiemme. «Che ha fatto – dice il suo amministratore delegato Lorenzo Delladio – dei valori della sostenibilità uno dei suoi cavalli di battaglia».

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