Competizione e inclusione, la frontiera aziendale

Corriere del Trentino / di Linda Pisani
Come conciliare lo sviluppo economico con il rispetto per l’ambiente? Cosa stanno facendo le aziende? E soprattutto, la cultura green ha trasformato i costi per la sostenibilità in un investimento per il futuro? A queste domande sta provando a rispondere la quarta edizione di Green Week, il festival della green economy in corso a Trento e Rovereto fino a domani.
Trenta eventi, 130 relatori, 30 «fabbriche della sostenibilità» in vetrina e oltre 300 giovani stanno dando corpo a un festival che ha messo al centro innovazione, ricerca, consapevolezza, entusiasmo, economia «giusta e civile». Termini chiave emersi ieri all’inaugurazione del Festival al Dipartimento di lettere in un incontro-tavola rotonda che ha messo insieme competizione e inclusione.
«Due termini che sembrano in antitesi tra loro — ha detto il sindaco di Trento Alessandro Andreatta nei suoi saluti — ma che in campo ambientale stimolano il passaggio di abitudini da viziose in virtuose». Di imprese riformiste ha parlato Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda. «L’impresa riformista è quella ben progettata, che sta sul territorio che garantisce reddito e profitti e sopratutto inclusione sociale, sviluppo ed equilibrio — ha detto Calabrò — È l’impresa sostenibile che lavora per continuare a crescere investendo sulla qualità dell’ambiente e delle persone». Tutto bene, dunque, se non fosse che a frenare lo sviluppo delle imprese riformiste c’è da un lato «un governo che fa provvedimenti che vanno in una direzione contraria alle esigenze delle imprese, dell’innovazione e della ricerca scientifica; dall’altro le stesse imprese — ma per fortuna non tutte — che sembrano non avere chiaro che il mondo si sta evolvendo non più in un profitto rapido e rapace, ma in un profitto fondato sulla partecipazione e sulla legittimazione economia giusta e civile, come ha detto anche il papa».
Dunque, che fare? Un altro spunto di riflessione è arrivato da Michele Lanzinger. Il direttore del Muse si è soffermato sulla necessità di creare relazioni anche nell’ambito della green economy. «Tra competere, rinnovare e includere — ha detto Lanzinger — noi abbiamo bisogno di inserire la parola entusiasmare per un futuro migliore. Serve una grande partecipazione dei cittadini perché sono e saranno loro i veri esempi della trasformazione». Cittadini al centro, quindi, in un sistema territoriale che guarda anche fuori dai confini. «Il problema ambientale è locale ed è giusto che siano i territori ad occuparsene — ha osservato Paolo Collini, rettore dell’università di Trento — ma alcuni temi non possono non avere una dimensione sovranazionale. Sui rifiuti va bene un approccio territoriale, ma sulla produzione di energia serve una dimensione globale».
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