— Via dei Petroli 4
30121 Porto Marghera (VE)
Bioraffineria Eni
La bioraffineria Eni di Venezia, a Porto Marghera, rappresenta il primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in bioraffineria, grazie a una tecnologia proprietaria Eni che consente di produrre combustibili di alta qualità.

Dal maggio 2014 produce il bio componente per il diesel chiamato HVO (olio vegetale idrogenato) con quote crescenti di oli alimentari esausti, grassi animali e altre materie prime di scarto in sostituzione degli oli vegetali certificati per la sostenibilità.

Nel 2019 la carica della bioraffineria a Porto Marghera è stata costituita in media dal 25% di cariche alternative all’olio di palma, con punte del 44%, per la maggior parte costituite da oli vegetali usati e di frittura ma anche cariche di tipo advanced ai sensi della Direttiva RED, come gli acidi grassi da paste saponose (residui della deacidificazione chimica degli oli vegetali), e i POME (Palm Oil Mill Effluent, un rifiuto rigenerato della lavorazione dell’olio di palma).

Nella bioraffineria di Venezia Eni attualmente utilizza quantità significative degli oli alimentari usati disponibili in Italia, grazie ad accordi con Consorzi di raccolta e municipalizzate che si occupano di rifiuti urbani.

L’impegno di Eni per diversificare la materia prima vegetale che alimenta le bioraffinerie ha fatto della società uno dei maggiori utilizzatori di oli vegetali usati e di frittura disponibili in Italia. Eni ne promuove anche la raccolta attraverso accordi sottoscritti con il CONOE, il Consorzio RenOils, Utilitalia e diverse aziende municipalizzate. Inoltre, ha promosso una campagna di sensibilizzazione per coinvolgere i propri dipendenti attraverso la consegna di una tanica per la raccolta degli oli di cucina usati al fine di facilitare il conferimento nei contenitori dedicati installati presso le sedi operative e gli uffici Eni a Roma, Taranto, Livorno, Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) e a Porto Marghera (Venezia), che ha finora raggiunto 5800 dipendenti Eni e oltre 3600 litri di oli alimentari esausti raccolti. Inoltre, è stata avviata una campagna informativa interna per diffondere la cultura del riuso, in particolare per spiegare che gli oli usati, o comunque non più idonei all’alimentazione umana, sono rifiuti che possono essere facilmente dispersi e quindi divenire un potenziale pericolo per la salute umana, animale e dell’ambiente, e dannosi in particolare per le infrastrutture fognarie, i depuratori e la falda acquifera; per contro, se correttamente gestiti e recuperati, costituiscono una risorsa per la produzione di biocarburanti, lubrificanti e basi per detergenti.

A Gela Eni ha avviato, nell’agosto 2019, la seconda bioraffineria, che ha una capacità di lavorazione fino a 750.000 tonnellate annue: sarà in grado di trattare progressivamente quantità elevate di oli vegetali usati e di frittura, grassi animali, alghe e sottoprodotti di scarto per produrre biocarburanti di alta qualità.