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Il clima cambia e ferisce il cuore del Grande Fiume

Cosa vuol dire parlare del cambiamento climatico, dei suoi effetti e delle azioni necessarie per arginarlo e adattarsi ad esso nell’area del fiume più lungo che scorra sul territorio italiano, attraversando quattro regioni e giocando un ruolo di primaria importanza per diverse attività economiche? Significa confrontarsi con un quadro variegato e complesso, che ha bisogno di più inquadrature per essere ritratto nella sua interezza.

È quanto si è provato a fare nel corso dell’evento «Non ci sono più le mezze stagioni. Cambiamento climatico e adattamento nel bacino del fiume Po», curato dall’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po e condotto dal giornalista Andrea Gavazzoli. Ai saluti di Alessandro Bratti, segretario generale dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, hanno fatto seguito numerosi interventi di esperti provenienti da aree diverse, con prospettive differenti ma complementari, in grado di dare uno sguardo d’insieme su questo fenomeno.

«La situazione non è delle migliori, è la realtà delle cose e va detto», ha esordito Stefano Mariani, responsabile Sezione analisi e previsioni meteo-idrologiche e risorse idriche Ispra, che ha gettato uno sguardo sui cambiamenti climatici in atto e sull’impatto che questi anno nell’area del Po: «La siccità è un fenomeno naturale, ma a causa del cambiamento climatico eventi di questo tipo si fanno più persistenti e più gravi», a questo si aggiunga che «le anomalie di temperatura sono sempre crescenti» e il quadro delineato è tutt’altro che rassicurante.

«I dati sul cambiamento climatico mostrano che esso ha un impatto economico sempre crescente» approfondisce Paola Mercogliano, division director Regional models and geo-hydrological impacts Cmcc. Una situazione che si traduce in eventi climatici estremi sempre più frequenti, con danni in termini economico-sociali sempre più impattanti, in una zona che «ha un 34% di area potenzialmente allagabile, nella quale vivono oltre 3 milioni di persone, e che necessita di una pianificazione adeguata per evitare i danni alle abitazioni e alle attività agricole» come spiega Andrea Colombo, dirigente Area tecnica e Settore tecnico 1 Valutazione e gestione rischi idraulici e geologici, Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po. Fa eco Francesco Tornatore, dirigente Settore Pianificazione e gestione degli usi della risorsa Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po: «È un’area fragile da questo punto di vista, a causa dell’alto livello di artificializzazione del territorio».

Non si può quindi parlare di cambiamento climatico senza parlare di mitigazione dei suoi effetti. Sono diverse le strategie impiegabili in questo senso: dagli investimenti in infrastrutture che agevolino la gestione delle acque – come spiega Alessia Bondioli, funzionario Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po – alla valorizzazione delle cosiddette “zone umide” in grado di arginare nel breve periodo l’impatto di eventi climatici estremi – spiega Fernanda Moroni, dirigente Settore tecnico 2 Pianificazione e tutela delle acque, Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po – fino a progetti come il LIFE CLIMAX PO, che vede uniti altre 160 stakeholder in un’opera di adattamento ai cambiamenti climatici – illustrato da Paolo Leoni, funzionario Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po. Rimane però una problematica da affrontare, spiega Mirella Vergnani, dirigente AIPO: «Si fa fatica a misurare il valore dei servizi ecosistemici e l’impatto di questi interventi. Ma sono proprio queste misure che ci permettono di capire se si tratta di azioni efficaci».

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