Se la sostenibilità fa rima con bellezza

Gazzetta di Parma / di Francesco Francesconi

Nell’ampia cornice di eventi della «Greenweek», Festival della green economy, trovano spazio momenti che uniscono discipline che nel sentire comune possono apparire lontane, come arte e sostenibilità ambientale, ma che in realtà celano profondi punti di contatto.

«Arte e sostenibilità: la bellezza difende l’ambiente», è infatti uno dei grandi eventi svoltosi ieri sera nell’auditorium dei Voltoni del Guazzatoio, all’interno del Complesso monumentale della Pilotta.

Il momento, ricco di pubblico e giovani, si è aperto con l’introduzione di Manuela Rafaiani, giornalista, fondatrice e amministratore unico Strategic Partners, che ha poi moderato gli interventi di Simone Verde, direttore del complesso della Pilotta e di Ermete Realacci, presidente di Symbola e paladino delle tematiche ambientali.

Un grande tema emerso è stato il rapporto tra uomo e natura che, contrariamente a una visione conflittuale tra specie, deve oggi porre l’umanità in stretto legame egualitario con tutta la vita sul pianeta.

Il direttore Verde è infatti convinto che: «Questa sia la sfida che noi dobbiamo affrontare, ma purtroppo l’Italia deve fare ancora molto. In Francia – sottolinea – si è arrivati alla stesura di una serie di manifesti di racconto museale per smettere di celebrare l’uomo rispetto alle altre specie, ma di porlo all’interno di un ampio contesto naturale».

Oggi molta storiografia ha invertito la tendenza e smesso di raccontare le vicende umane come se avvenissero dentro un universo chiuso, aspetto alla base di una totale ridefinizione del punto di vista da cui guardare le collezioni museali. Esempio è la condizione dell’opera come oggetto materiale prodotto all’interno di un contesto naturale: i supporti, come legno o tela, che vengono utilizzati e variano a seconda del luogo di produzione, così come gli elementi che portano alla realizzazione del colore. Anche questi si differenziano in base alla zona di produzione, sia nella gamma cromatica, sia nelle materie prime di base.

È poi Ermete Realacci che pone l’accento sul valore aggiunto dell’arte e delle produzioni estetiche italiane: «Che si differenziano dal resto del mondo per un naturale utilizzo dell’intelletto e dell’elaborazione artistica della materia rispetto al semplice plasmare. In quasi tutti i campi, noi tendiamo a mettere questa “materia immateriale”, la bellezza, all’interno di ciò che realizziamo nella nostra società. Questo aspetto – conclude – è ovviamente rimarcato all’interno delle istituzioni museali che sono scrigno di bellezza».

Testimonianza di questa condotta italiana è la storia del dopoguerra, momento in cui la nazione ripartì grazie alla capacità di incorporare all’interno dei propri prodotti un’ideale estetico che da sempre è alla base della nostra cultura, quasi come se fosse una naturale spinta propulsiva a creare ciò che nel mondo viene considerato bello.

In quest’ottica la sostenibilità non è più quindi un semplice algoritmo, ma diventa figlia di un’ottima qualità delle relazioni sociali tra gli attori civici. I musei si trovano così a svolgere la funzione di formazione culturale del cittadino, che sfocia nell’incrocio tra sostenibilità e bellezza, una sfida rivolta al futuro per costruire una società basata saldamente su storia e progresso.

In questo senso, come sottolineato da Simone Verde: «il Complesso della Pilotta ha, negli ultimi anni, punta fortemente sulla sostenibilità riutilizzando ove possibile i materiali espositivi, rendendo efficiente l’illuminazione e attuando una serie di altri interventi di cui ogni amministratore pubblico dovrebbe tenere conto».