GREEN WEEK – PASINI: «FERALPI, 300 MILIONI SULL’ACCIAIO PIÙ SOSTENIBILE»

Giornale di Vicenza / di Fabio Savelli

Anno di resilienza. Avvenire di progetti e riscatto. Investimenti per 300 milioni da qui al 2026 per agganciare la ripresa delle grandi opere pubbliche vincolate ai fondi del Recovery. L’acciaio è la materia prima dell’edilizia. Se ripartono gli appalti pubblici — e la burocrazia non si mette di traverso — i produttori siderurgici potrebbero vivere una nuova luna di miele anche alla ripresa degli investimenti privati trainati fiscalmente dal Superbonus. Il gruppo Feralpi ha appena messo due sfide nel mirino. Giuseppe Pasini. che lo guida, le qualifica da subito come irrinunciabili seppur ambiziose: «L’obiettivo della totale decarbonizzazione. E l’efficientamento energetico dei processi». Che si lega a doppio filo alla transizione, anche questa beneficerà dei fondi comunitari, e auspicabilmente alla tutela dell’occupazione.

«C’è stato uno snodo critico l’anno scorso: cinque settimane di blocco delle attività a causa della pandemia che ha imposto misure di contenimento impensabili», spiega Pasini che parteciperà sabato mattina a Parma alla Green Week organizzata dal Corriere della Sera con ItalyPost-Fondazione Symbola. Eppure Feralpi non ne ha risentito molto: ricavi netti a 1,23 miliardi (-4,9% rispetto al 2019). Margine operativo lordo positivo a 73,7 milioni. Risultato netto a 5,4 milioni. La dinamica fortemente rialzista dei prezzi in questi sei mesi del 2o21 porterà ancora maggior fieno in cascina per i produttori, un po’ meno per i distributori che vedranno ridursi i margini. D’altronde ci troviamo in un momento di scenario interessante per il combinato disposto tra l‘aumento dei consumi e la carenza di materie prime e prodotti che porta inevitabilmente il punto prezzo più in alto. Ma Pasini vede anche «il traino dell’automotive», nonostante un 2020 in forte contrazione, «e della meccanica», due filiere alle quali Feralpi è agganciata. «L’export pesa per il 62% del fatturato, dice Pasini. La parte del leone la fa il mercato tedesco, inteso sia come produzione estera che come esportazione di prodotti, che si attesta al 34% dei ricavi». Le misure protezionistiche dell’Europa, per proteggere dal dumping cinese ed indiano, hanno fatto il resto. Il punto prezzo asiatico in ingresso sui mercati europei è diventato più alto per compensare lo squilibrio delle produzioni asiatiche che hanno certamente minori vincoli ambientali sul rispetto delle emissioni. «E anche la nuova politica americana, dice Pasini, ispirata ad una maggiore collaborazione con l’Europa potrebbe spingere il mercato nord-americano». L’acquisizione del 100% della Caleotto, consolidata nel 2020, porterà altro valore aggiunto negli acciai speciali. E anche più addetti.

 

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