GREEN WEEK – «IL MODO DI PRODURRE VA CAMBIATO, L’INDUSTRIA DEVE ESSERE SOSTENIBILE»

Gazzetta di Parma / di Pierluigi Dallapina

Estati sempre più roventi e acquazzoni sempre più violenti. Basti pensare alla disastrosa grandinata che ha colpito Milano giovedì. Che il clima stia cambiando, in peggio, ormai è sotto gli occhi di tutti e quindi, prima che venga raggiunto e superato il punto di non ritorno, tutti i Paesi, a partire da quelli più industrializzati, devono invertire la rotta. «La produzione dovrà cambiare totalmente paradigma. Questa è la sfida epocale della nostra era», avverte Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), nel corso del dibattito «Sostenibilità e ricerca, i due assi per la ripresa», ospitato ieri sera a Palazzo Soragna, sede dell’Unione parmense degli industriali, nell’ambito delle iniziative legate alla Green week, il Festival della green economy in calendario fino a domani. Ma se il pianeta è a rischio a causa delle attività umane, questo non significa che l’uomo debba tornare all’età della pietra. Anzi, la ricerca, lo studio di nuovi materiali, di nuovi modi di produrre, di muoverci e di consumare sarà la chiave per centrare la sfida della sostenibilità. La sfida che garantirà la nostra sopravvivenza sulla Terra. «Non penso che la decrescita felice sia praticabile. Già ora una grande fetta della popolazione non ha da mangiare e non ha acqua potabile», ricorda. L’unica strada da percorrere è quella che prevede «un cambio del modo di produrre». E questa rivoluzione non solo tecnica, ma anche di mentalità, non può essere rimandata all’infinito, perché come ha ricordato Giovanni Caprara, saggista ed editorialista scientifico Corriere della Sera che ha dialogato con la presidente del Cnr, «nel 2050, secondo le previsioni delle Nazioni unite, sulla Terra saremo in 9 miliardi». Purtroppo, anche nel mondo della ricerca non sempre si coglie l’importanza del cambiamento. «Il motore elettrico dei robot – fa notare Carrozza – è lo stesso di 30 anni fa. Noi ingegneri dobbiamo pensare quali saranno i motori elettrici del futuro». «Chi svilupperà l’industria sostenibile avrà in mano la tecnologia abilitante del futuro». Basti pensare alle batterie, che saranno «sempre più fondamentali» o all’uso delle terre rare nella robotica. «Dove e come sono prodotte? Che vita fanno i minatori che le estraggono?». Da qui il richiamo al principio della solidarietà verso i Paesi più poveri – emblematico il caso citato da Carrozza delle vecchie auto europee che inquinano le strade e l’aria del Ghana – e di un dialogo costante «fra scienza e politica». Anche se «la politica deve crescere», taglia corto lei che è stata anche ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca fra il 2013 e i primi mesi del 2014. «Il meccanismo parlamentare è ancora attuale, perché il Parlamento serve. Però sono i partiti ad essere superati e i giovani non sono più attratti dalla mancanza di ideali». Eppure saranno proprio i giovani a governare quel cambiamento epocale che dovrà riguardare tutto il pianeta, per assicurargli (e assicurarci) la sopravvivenza. «I ragazzi non si mobilitano più per un partito, ma per i grandi ideali, come la sostenibilità e l’uguaglianza. Andremo incontro a un nuovo modo di fare politica». Intanto, il «suo» Cnr prova a cambiare paradigma di sviluppo: «Diamo una mano alle micro innovazioni e favoriamo a tutto spiano la collaborazione con la piccola e media industria per far crescere la concorrenza». In ballo c’è la salute del pianeta.

 

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